Riaperto il Conto Termico 3.0: quando la realtà corre più veloce degli strumenti

di Alessandro Baldin

C’è un dato, più di ogni altro, che racconta con estrema chiarezza lo stato reale della transizione energetica oggi in Italia, ed è un dato che non arriva da studi teorici o da convegni, ma da ciò che è accaduto concretamente nelle ultime settimane con la riapertura del portale del GSE dedicato al Conto Termico 3.0, preso letteralmente d’assalto da Comuni, cittadini e operatori fino a saturare in tempi rapidissimi le risorse disponibili, con richieste che hanno superato di gran lunga il miliardo di euro e che hanno inevitabilmente portato alla sospensione temporanea del sistema.

Un episodio che, a una lettura superficiale, potrebbe sembrare l’ennesima criticità amministrativa, ma che in realtà rappresenta un indicatore molto più profondo e significativo, perché racconta di un Paese che, almeno sui temi dell’efficienza energetica, si sta muovendo molto più velocemente di quanto spesso si sia portati a credere.

Fino a pochi anni fa, infatti, parlare di riqualificazione energetica significava dover costruire interesse, sensibilizzare amministrazioni pubbliche spesso caute, spiegare ai cittadini i benefici di interventi che apparivano complessi e lontani; oggi, invece, lo scenario si è completamente ribaltato, e sono proprio i territori, Comuni in testa, a cercare strumenti concreti per intervenire su edifici, impianti e infrastrutture, spinti da una combinazione sempre più evidente di esigenze economiche, ambientali e gestionali.

Basta osservare ciò che accade quotidianamente nei nostri Comuni: scuole costruite negli anni ’60 e ’70, energivore, con impianti ormai obsoleti e costi di gestione difficili da sostenere, edifici pubblici che necessitano interventi strutturali, impianti sportivi che richiedono riqualificazione; in questo contesto, il Conto Termico non rappresenta più un’opportunità teorica, ma una leva concreta che consente di trasformare interventi necessari in investimenti sostenibili, riducendo nel tempo i costi e migliorando la qualità dei servizi.

Allo stesso modo, sul fronte dei cittadini, si assiste a una crescente consapevolezza che porta sempre più famiglie a valutare interventi di efficientamento che vanno dall’installazione di pompe di calore all’isolamento dell’involucro edilizio, non più come scelte “green” in senso generico, ma come decisioni economiche razionali, legate alla riduzione delle bollette e al miglioramento del comfort abitativo.

È proprio questa domanda reale, concreta e diffusa che spiega perché il portalesia stato saturato in tempi così brevi, evidenziando però, allo stesso tempo, un limite strutturale del sistema che non può essere ignorato, perché quando uno strumento funziona ma le risorse si esauriscono in pochi giorni, il problema non è l’eccesso di domanda, ma l’insufficienza dell’offerta.

Il Conto Termico 3.0, infatti, si conferma uno degli strumenti più efficaci oggi disponibili, grazie a procedure relativamente snelle, tempi di erogazione più rapidi rispetto ad altri incentivi e una capacità concreta di incidere su edifici e consumi, ma proprio questa efficacia ne mette in luce una criticità evidente: la difficoltà di sostenere una domanda che ormai è strutturale e non più episodica.

In questo quadro emerge una contraddizione che riguarda soprattutto gli enti locali, ai quali viene giustamente richiesto di essere protagonisti della transizione ecologica, ma che si trovano spesso ad operare all’interno di meccanismi che premiano la rapidità di accesso più che la qualità della programmazione, introducendo di fatto una logica da “click day” che si concilia poco con i tempi e le responsabilità della gestione pubblica.

Un Comune, infatti, non può limitarsi a “correre” per accedere a un incentivo, ma deve pianificare, progettare, verificare la sostenibilità tecnica ed economica degli interventi, approvare atti, rispettare procedure, garantire trasparenza; allo stesso modo, i cittadini hanno bisogno di strumenti stabili e prevedibili, non di finestre temporali incerte che trasformano decisioni importanti in una corsa contro il tempo.

A questo vi aggiungo un ulteriore elemento di riflessione, legato alla qualità degli interventi: quando l’accesso alle risorse dipende principalmente dalla velocità di presentazione delle domande, esiste il rischio concreto che non vengano premiati i progetti migliori, ma quelli semplicemente più pronti, con possibili ricadute sull’efficacia complessiva delle politiche energetiche.

Eppure, nonostante queste criticità, è altamente positivo il segnale che arriva dal territorio, perché dimostra in modo inequivocabile che la transizione energetica non è più un obiettivo lontano o una narrazione teorica, ma una domanda concreta, diffusa e urgente, che coinvolge amministrazioni pubbliche e cittadini in modo sempre più diretto.

I Comuni hanno ormai compreso che intervenire sull’efficienza energetica significa non solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche liberare risorse nei bilanci, migliorare la qualità dei servizi e rafforzare la sostenibilità complessiva delle proprie politiche; i cittadini, dal canto loro, vedono in questi interventi un’opportunità per migliorare la propria qualità della vita, ridurre i costi e aumentare il valore dei propri immobili.

La transizione energetica, in altre parole, è già entrata nella quotidianità dei territori.

E allora la questione centrale è interrogarsi sulla capacità del sistema pubblico di accompagnare in modo adeguato questa trasformazione, superando logiche emergenziali e costruendo strumenti più stabili, accessibili e coerenti con la reale domanda espressa da Comuni e cittadini.

Perché se è vero che i territori stanno correndo, è altrettanto vero che gli strumenti devono essere messi nelle condizioni di stare al passo, evitando che un’occasione così rilevante venga ridimensionata da limiti organizzativi o finanziari.

Se questo passaggio verrà colto, il Conto Termico 3.0 potrà rappresentare molto più di un incentivo efficace: potrà diventare il simbolo concreto di un cambiamento già in atto, capace di trasformare la sostenibilità da obiettivo dichiarato a pratica quotidiana diffusa nei nostri territori.

13 Aprile 2026

 

Emergenza Covid – 19 RIDUZIONE TARIFFA RIFIUTI UTENZE NON DOMESTICHE

IL PRESIDENTE

AVVISA

tutte le Aziende esercitanti l’attività nei Comuni di: Agna, Anguillara Veneta, Arquà Petrarca, Arre, Arzergrande, Bagnoli di Sopra, Baone, Battaglia Terme, Boara Pisani, Borgo Veneto, Bovolenta, Brugine, Candiana, Carceri, Cartura, Casale di Scodosia, Casalserugo, Castelbaldo, Codevigo, Conselve, Correzzola, Due Carrare, Este, Granze, Legnaro, Lozzo Atestino, Maserà di Padova, Masi, Megliadino San Vitale, Merlara, Monselice, Montagnana, Ospedaletto Euganeo, Pernumia, Piacenza d’Adige, Ponso, Pontelongo, Pozzonovo, San Pietro Viminario, Sant’Elena, Sant’Angelo di Piove di Sacco, Solesino, Stanghella, Terrassa Padovana, Tribano, Urbana, Vighizzolo, Villa Estense che è disponibile il modulo di richiesta per la concessione di riduzione della tariffa dei rifiuti TARI/TARIP a seguito dell’emergenza da Covid-19 per le Utenze non Domestiche sottoposte alla sospensione delle attività dalle disposizioni normative Nazionali e Regionali.

Avviso Presidente Consorzio Padova Sud (clicca per scaricare PDF)

Modulo di Richiesta Riduzione tariffa (clicca per scaricare PDF)

Allegato A  ARERA – deliberazione n. 158/2020/R/RIF (clicca per scaricare PDF)

Consorzio Padova Sud. L’Assemblea dei Comuni riconferma il Presidente Alessandro Baldin alla guida del Consorzio per il quinquennio 2019 – 2024.

21 ottobre 2019 Consorzio Padova Sud. L’ Assemblea dei Comuni riconferma il Presidente Alessandro Baldin alla guida del Consorzio per il quinquennio 2019 – 2024.

Viene riconfermato per i prossimi cinque anni alla guida del Consorzio Padova Sud il Presidente Alessandro Baldin, con lui i consiglieri Fabio Zanetti, Gusella Gianfranco, Elisa Zodio e Maria Faraone. L’assemblea dei 52 comuni soci che compongono il Consorzio Padova Sud ha inoltre analizzato lo stato della ristrutturazione finanziaria dell’Ente in previsione della imminente presentazione del nuovo Piano e dell’approvazione del Bilancio consortile 2018.

Il Presidente: “ Sono onorato per la fiducia espressa dai Sindaci, con me l’intera squadra che mi ha accompagnato in questi anni di duro lavoro”.

ECOCENTRI IN FESTA

TG TELENORDEST (15.02.2019) Consorzio Padova Sud – Controlli sulla filiera dei rifiuti

TG TELENORDEST (15.02.2019) Consorzio Padova Sud – Controlli sulla filiera dei rifiuti

Bio é Logico

La nuova campagna informativa del Consorzio Padova Sud con Gestione Ambiente s.c.a.r.l., per sensibilizzare la cittadinanza all’utilizzo dei sacchetti della spesa per la raccolta differenziata.

Sospensione Temporanea del Servizio Segreteria Causa Trasferimento Sede.

Avviso al Pubblico.

A causa del trasferimento dei nostri uffici avvisiamo della sospensione temporanea della Segreteria fino al 08/01/2018.

Per informazione sul servizio è attivo il

NUMERO VERDE UNICO GESTIONE RIFIUTI 800.969.852.

 

Arrivederci al 2018 e Buone Feste.

Titanato di litio e giochi d’acqua per batterie super veloci

Bastano due minuti per ricaricare il titanato di litio

Un nuovo materiale anodico capace di migliorare la stabilità delle batterie al litio e la loro velocità di carica. Su questo obiettivo stanno lavorando da anni i ricercatori dell’Argonne National Laboratory, una delle braccia scientifiche del dipartimento americano dell’Energia. Uno degli ultimi progressi usciti dalle stanze dell’Argonne potrebbe effettivamente dare al settore dell’accumulo una poderosa spinta in avanti. Assieme ad un gruppo di scienziati internazionali provenienti dall’Università Tsinghua di Pechino e dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, il chimico Jun Lu ha messo a punto un nuovo composto in grado di sostituire con efficienza la tradizionale grafite impiegata negli elettrodi delle batterie al litio.

 

Il lavoro si è concentrato su materiali quali il titanato di litio e il biossido di titanano, conosciuti per la loro capacità di aumentare notevolmente le prestazioni nei cicli di carica. Il problema principale legato all’utilizzo di questi elettrodi è che il processo di sintesi richiede acqua, creando intermedi di reazione che a loro volta contengono acqua (idrati di litio titanato). Dal momento che quest’ultima rischia di reagire con l’elettrolita e degradare le prestazioni delle batterie, chi utilizza il titanato di litio è costretto a riscaldare l’anodo a temperature molto elevate (superiore a 500° C) per eliminarla completamente.

L’espediente, tuttavia, non è privo di effetti collaterali e il rischio maggiore è che tutta la struttura si aggreghi, perdendo il design su scala nanometrica. È a questo punto che arriva il lavoro svolto dal gruppo di scienziati. Il team ha scoperto che, riscaldando il materiale dell’anodo a una temperatura molto più bassa (inferiore a 260° C), si poteva rimuovere l’acqua vicino alla superficie ma mantenerla nella maggior parte del materiale, senza andare incontro alla formazione di grumi nella struttura.

Quando i ricercatori hanno testato il materiale in laboratorio, la stabilità ciclica è migliorata, sostenendo oltre 10.000 cicli. Inoltre il titanato di litio si carica molto rapidamente, in meno di due minuti. Come fa notare Jun Lu “La maggior parte delle volte, l’acqua è dannosa per le batterie agli ioni di litio non acquose, ma in questo caso può essere anche un vantaggio”.

(fonte: Rinnovabili.it)

Da Evoware il biopackaging alimentare che puoi mangiare

L’idea del giovane indonesiano David Christian spopola. I contenitori sanno di gelatina e sono disponibili in diversi aromi, dalla menta al tè verde

Non è passato neppure un anno da quando il biologo balinese Kevin Kumala ha presentato al mondo il bioplastica realizzata con amido di manioca olio vegetale e resine organiche. Eppure l’Indonesia è già pronta a stupire di nuovo con un altro materiale “green” in rimpiazzo ai polimeri ottenuti dal petrolio: una pellicola a base di alghe e destinata al comparto alimentare.

 

Il prodotto appartiene a Evoware piccola start up indonesiana che è riuscita a portare sul mercato la propria idea, ovvero realizzare un biopackaging così sano e naturale da poter esser addirittura mangiato. Un’originale (e completamente biodegradabile) alternativa ai tradizionali imballaggi in plastica fossile, che oggi soffocano acque e spiagge del Paese.

Il problema, infatti, è così forte in Indonesia che la Nazione è stata etichetta come il secondo più grande inquinatore marino per quanto riguarda la plastica, dopo la

Cina.

 

 

Il co-fondatore di Evoware, David Christian, spiega come l’dea di produrre un biopackaging alimentare a base di alghe sia  arrivata dal desiderio di contrastare esplosione di rifiuti che ha investito in questi anni la sua città natale, la capitale Jakarta. “Ho visto la quantità di rifiuti plastici prodotta qui, una quantità che impiega centinaia o anche migliaia di anni per degradarsi, contaminando tutto”, afferma Christian. I primi prodotto realizzati, dei bicchieri, hanno catturato subito l’attenzione del produttore di bevande Ong Tek Tjan, che sta già utilizzando il biopackaging per i suoi gelati e le sue bibite.

 

I contenitori sanno di gelatina e sono disponibili in diversi aromi, dalla menta al tè verde e saranno a breve accompagnati da in altri tipi di confezioni, come bustine solubili per il caffè o per i condimenti.  La soluzione si presta ad avere anche un impatto positivo anche gli agricoltori locali: l’Indonesia è uno dei maggiori produttori di alghe al mondo, ma molti coltivatori vivono in condizioni di povertà assoluta. Se trasformato in un business su larga scala si potrebbero “mantenere puliti i litorali, riducendo i rifiuti polimerici, aiutando i coltivatori d’alghe locali e le loro famiglie”.

La strada per competere con gli imballaggi tradizionali è tuttavia ancora lunga. Il cono di alga Ello, uno dei prodotti in commercio, costa fino a cinque volte di più rispetto alle coppette in plastica.

(fonte: Rinnovabili.it)

Con la palla di grafene le batterie si caricano in 12 minuti

Con la tecnologia della palla di grafene si possono realizzare batterie al litio che si caricano in 12 minuti e hanno una capacità superiore del 45%

 

Il problema delle batterie al litio, è che bisogna scegliere tra velocità di ricarica e capacità. Valori alti per entrambi i parametri sono difficili da ottenere. Ma forse siamo a una svolta: almeno stando a quanto rivelano i ricercatori di Samsung, che lavorando con la Seoul National University avrebbero trovato la soluzione grazie a un materiale mai troppo elogiato: il grafene. Se “mixato” ad un composto di ossigeno e silicio (SiOx), crea quella che viene comunemente chiamata “palla di grafene“, simile in superficie ad un popcorn.

Ricoprendo gli elettrodi con la palla è stato sufficiente a sviluppare una batteria in grado di caricarsi completamente in soli 12 minuti (5 volte più rapidamente di oggi), con una capacità che può arrivare fino al 45% in più rispetto a quelle attualmente esistenti. La ricerca, se arriverà allo sbocco commerciale, potrebbe dar vita a veicoli elettrici più leggeri e più rapidi nella ricarica.

Il problema dell’attuale tecnologia agli ioni di litio sono le reazioni collaterali che possono logorare gli elettrodi, specialmente se la batteria viene caricata troppo in fretta. Ma il grafene ha anche un’altra dote: è capace di ridurre l’usura, aumentando contemporaneamente la conduttività.

I ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati su Nature, sottolineano che non si tratterà dell’ennesimo gioco da laboratorio:  il Samsung Advanced Institute of Technology ha già depositato due brevetti per la tecnologia della palla di grafene negli Stati Uniti e in Corea e crede che la produzione non sia una chimera. Già nel 2021-2022 la nuova tecnologia potrebbe affermarsi nel settore degli accumulatori per l’elettromobilità, trasformandosi nella soluzione ai problemi strutturali che finora sembravano difficilmente sormontabili.

 

Batterie che si ricaricano completamente in una decina di minuti potrebbero rendere le auto elettriche molto più pratiche, anche se l’autonomia rimanesse invariata. All’industria automobilistica spetterà scegliere se puntare su batterie più piccole per mezzi più leggeri, o se continuare a produrre grandi accumulatori che con questa tecnologia possono garantire un’autonomia maggiore rispetto ad oggi.

(fonte: Rinnovabili.it)